Ribeltà !!
Jean Meslier, Louise Michel
Argo Secondari, Joe Hill, Francisco Sabatè, 
Pasquale Paoli, Michelina DeCesare,
Fratelli Cervi, FriedrichAdler, Pepe Mujica, Rosa Parks


Santi o briganti?
Storie e canti di vite intense , di morti
annunciate, di memorabili Don Chisciotte che
hanno tentato di piantare un paletto nel cuore
di ghiaccio del Grande Vampiro -il più gelido
dei gelidi mostri- capace di assumere di volta
in volta sembianze apparentemente diverse:
dittature, nazionalismi, eserciti e milizie,
colonialismi, società dei consumi, sedicenti
governi democratici, masse di gente amorfa o
perniciosamente acclamante, regole di
mercato senza legge e ricette di banchieri
senza volto.
Nella realtà è sempre Golia a vincere.
Ma non per questo Davide smetterà di guardarsi
intorno, cercando una nuova pietra da
scagliare.

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scorrendo verso il basso potrai leggere le presentazioni e i testi dei canti dello spettacolo

PASQUALE PAOLI
Paoli nacque il 6 Aprile 1725 a Stretta di Morosaglia. Il 29 aprile 1755, divenne comandante in capo delle forze ribelli che lottavano per una Corsica affrancata dal dominio della Repubblica di Genova con il titolo di Generale della Nazione Corsa).
Nello stesso anno, a novembre, fu proclamata l'indipendenza dell'isola, e i genovesi furono cacciati da tutta la Corsica, escluse alcune città costiere. Nel 1768 Genova , in crisi, cedette l'isola alla Francia, che la invase in forze. Per due anni Paoli lottò contro i nuovi padroni, finché nel 1769 venne sconfitto e costretto a rifugiarsi in Gran Bretagna .
Tornato in Corsica nel 1793, convocò un'assemblea a Corte con lui stesso come presidente e si separò formalmente dalla Francia. Nel 1796 si ritirò a Londra, dove morì undici anni più tardi..

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Barbara fortuna
anonimo - canto popolare corso

O Barbara furtuna, o sorte ingrata
À tutti ci ammolisce u core in pettu
Pensendu a quella libertà passata.

E poi venne quel ghjornu, un dì funestu,
d'abbandunà i piacè per li turmenti,
O Diu! chi triste ghjornu fu per me questu!

Addiu Corsica, mamma tantu amata,
Nel separar di te senza ritornu,
more, ne more l'alma...scunsulata!

JEAN MESLIER
Jean Meslier, nel 1688, diventa parroco di Etrepigny, un paesino delle Ardenne dove per quarant’anni trascorre l’oscura esistenza di curato di campagna fino a quando, non riuscendo ad ottenere giustizia in una lite con un feudatario del posto, preso dalla disperazione, lascia tutti i suoi averi ai parrocchiani e decide di lasciarsi morire di fame dopo aver scritto, in tre copie, il suo testamento.


La canzone "Il testamento del Parroco Meslier" è stata scritta nel 1972 da Virgilio Savona (sì, proprio quello del Quartetto Cetra)

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Il testamento del Parroco Meslier

Virgilio Savona - 1972

musica: Scariolanti

Abbatete i ricchi, i prìncipi e i condottieri: sono loro, non quelli degli inferni, i diavoli veri!
Avete sul collo fardelli pesanti di prìncipi, preti, tiranni e governanti;
di nobili, monaci, monache e frati,
di “guardie di sali e tabacchi” e magistrati.
Avete sul collo i potenti e i guerrieri, gli inetti, gli inutili e i furbi, e i gabellieri, i ricchi che rubano per ingrassare lasciando che il popolo intanto  resti a crepare.
Vermi che lasciano al contadino
soltanto la paglia del grano e la feccia del vino. Teorizzano pace, bontà e fratellanza e poi legalizzano i troni
e l'ineguaglianza.
Hanno inventato il Dio dei potenti
per addormentare e piegare i corpi e le menti. Hanno inventato i demoni e gli inferni per far tremare e tacere poveri e inermi.
Non sono i demoni dell'intera corte
i vostri peggiori nemici, dopo la morte,
ma sono coloro che alzano le dita
annientano e fanno marcire  la vostra vita! E se vi unirete potrete fermarli
usando budella di prete per impiccarli;
così non sarete più schiavi di loro ma infine padroni dei frutti del vostro lavoro!
Abbatete i ricchi, i prìncipi e i condottieri: sono loro, non quelli degli inferni, i diavoli veri!

LOUISE MICHEL
Louise Michel nacque nel 1830, figlia non legittimata di un notabile e della sua serva, Marianne Michel.
Ebbe un ruolo di primo piano nelle giornate della Comune di Parigi e per la sua attività rivoluzionaria fu condannata alla deportazione a vita nella Nuova Caledonia, colonia penale
francese nell'Oceano Pacifico.
Nel 1880 ottenne la grazia e tornò a Parigi, dove riprese la sua attività di militante politica nel movimento anarchico.
Louise Michel morì il 9 gennaio 1905;
i suoi funerali, senza cerimonie religiose, si svolsero a Parigi il 25 gennaio di fronte ad una folla immensa.

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Les temps des cerises

Parole di Jean Baptiste Clément (1866)
Musica di Antoine Renard (1868)

adattamento musicale: Scariolanti

Quand nous chanterons le temps des cerises, et gai rossignol et merle moqueur, seront tous en fête.
Les belles auront la folie en tête
Et les amoureux du soleil au cœur
Quand nous chanterons le temps des cerises sifflera bien mieux le merle moqueur.
Mais il est bien court le temps des cerises où l'on s'en va deux cueillir en rêvant, des pendants d'oreilles...
Cerises d'amour aux robes pareilles
Tombant sous la feuille en gouttes de sang... Mais il est bien court le temps des cerises pendants de corail qu'on cueille en rêvant !
Quand vous en serez au temps des cerises si vous avez peur des chagrins d'amour, evitez les belles !
Moi qui ne craint pas les peines cruelles je ne vivrai pas sans souffrir un jour...
Quand vous en serez au temps des cerises vous aurez aussi des chagrins d'amour !
J'aimerai toujours le temps des cerises
C'est de ce temps-là que je garde au cœur, une plaie ouverte !
Et Dame Fortune, en m'étant offerte
Ne saurait jamais calmer ma douleur...
J'aimerai toujours le temps des cerises
Et le souvenir que je garde au coeur !

ARGO SECONDARI
Nasce a Roma il 12 settembre del 1895.
Nel maggio del 1920 capeggia l’ala di estrema sinistra che provoca la scissione dell’Associazione degli Arditi d’Italia (che in seguito finirà per sciogliersi) e nell’estate del 1921 fonda gli Arditi del Popolo, gruppo armato che cerca di contrastare  le violenze dei fascisti che stanno per prendere il potere.
Il 31 ottobre 1922 cade in un agguato: gli squadristi gli saltano addosso a decine –lui è solo-  e gli fracassano il
cranio a colpi di mazza.
Non si riprenderà mai più.

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Figli dell'officina

Testo di Giuseppe Raffaelli e Giuseppe Del Freo - 1921
Musica: Scariolanti

Figli dell’officina, ofigli della terra
Già l’ora s’avvicina della più giusta guerra.
La guerra proletaria, guerra senza frontiere...Innalzeremo al vento
Bandiere rosse e nere
Avanti, siam ribelli, fieri vendicator
D'un mondo di fratelli, di pace e di lavor.
Dai monti e dalle valli, giù giù scendiamo in fretta; con queste man dai calli noi la farem vendetta
Del popolo gli arditi, noi siamo i fior più puri; fiori non appassiti dal lezzo dei tuguri.
Noi salutiam la morte bella vendicatrice; noi schiuderem le porte
A un'era più felice,
Ai morti ci stringiamo e senza impallidire per l’anarchia pugnamo:
O vincere o morire
Avanti, siam ribelli, fieri vendicator
D'un mondo di fratelli
Di pace e di lavor.

JOE HILL
Immigrato da ragazzo negli U.S.A. (veniva dalla Svezia), è stato uno dei più grandi cantori operai e sindacali di ogni tempo, oltre ad essere in prima persona uno dei principali organizzatori del movimento sindacale statunitense. 
Profondamente inviso alla classe padronale, nel 1914 fu falsamente accusato dell'omicidio di un negoziante di Salt Lake City, e processato solo su base indiziaria.
Fu condannato a morte per fucilazione; ne conseguì una battaglia internazionale per impedire la sua esecuzione.
Nonostante l'appello anche del Presidente degli Stati Uniti, Joe Hill fu messo a morte il 19 novembre 1915.

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The Rebel Girl

Joe Hill - 1915

There are women of many descriptions In this queer world, as everyone knows. Some are living in beautiful mansions, And are wearing the finest of clothes. There are blue blooded queens and princesses, who have charms made of diamonds and pearl; But the only and thoroughbred lady Is the Rebel Girl.
That's the Rebel Girl, the Rebel Girl!
To the working class she's a precious pearl. She brings courage, pride and joy to the fighting Rebel Boy. We've had girls before, but we need some more in the Industrial Workers of the World. For it's great to fight for freedom with a Rebel Girl. Yes, her hands may be hardened from labor, and her dress may not be very fine; but a heart in her bosom is beating, that is true to her class and her kind. And the grafters in terror are trembling when her spite and defiance she'll hurl; for the only and thoroughbred lady is the Rebel Girl.

Pepe Mujica
José Alberto “Pepe” Mujica è nato il 20 maggio 1935; sua madre, Lucia Cordano, era emigrata in Uruguay da un
paesino della Val Fontanabuona.
Nei primi anni Sessanta aderì al neonato movimento dei Tupamaros. Fu catturato nel 1972 e condannato da un
tribunale militare . Nel 1973 fu trasferito in un carcere militare dove rimase rinchiuso per quasi 12 anni, la maggior parte dei quali passati in completo isolamento in un braccio
ricavato da un pozzo sotterraneo. Fu uno dei 9 dirigenti tupamaros prigionieri che la dittatura civile-militare chiamava rehenes (ostaggi), ossia persone che, in caso di ulteriori azioni militari dei Tupamaros in libertà, sarebbero state immediatamente
fucilate. E' stato il 40° Presidente dell'Uruguay dal 1º marzo 2010 al 1º marzo 2015.

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Dimmi bel giovine

testo di F. Bertelli, musica di anonimo  1873

Dimmi bel giovane,
onesto e biondo:
dimmi la patria tua qualè. 

Adoro il popolo,
la mia patria è il mondo, il pensier libero  è la mia fe.
Io pugno intrepido per la Comune, come Leonida saprò morir.

La casa è di chi l'abita,
è un vile chi lo ignora,
il tempo dei filosofi,
la terra è di chi la lavora!

MICHELINA DE CESARE
Michelina De Cesare nacque a Caspoli, in provincia di Caserta il 28 ottobre 1841. Dopo la morte del marito incontrò Francesco Guerra, capo di una banda di "briganti" che imperversava nella Terra del Lavoro (Lazio Meridionale, Campania e Molise).
Michelina decise di seguirlo, e ne divenne la compagna e la consigliera. Forte della sua conoscenza dei luoghi, lo aiutò a programmare gli attacchi rivolti ai soldati dell'esercito piemontese che i "briganti" vedevano come non come liberatori dall'oppressione borbonica ma come "invasori" della loro terra: una ribellione contro il potere che avrebbero condotto sino alla fine pur sapendo di non avere speranza di  successo.
La donna fu catturata il 30 agosto 1868 a seguito della delazione di un massaio di Mignano e grazie alla complicità
del fratello che condusse nel posto indicato la Guardia Nazionale. Fu seviziata dai soldati italiani e quindi sommariamente giustiziata. Il suo corpo, nudo, rimase esposto per alcuni giorni nella piazza principale di Mignano , a monito per la popolazione locale.

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Brigante se more

Carlo d'Angiò e Eugenio Bennato - 1979

Ammo pusato chitarre e tamburo
pecché 'sta musica s'adda cagnà
simmo briganti e facimmo paura,
e cu a scuppetta  vulimmo cantà
E mo cantammo sta nova canzone
tutta la gente se l'adda 'mpara
nun ce ne fotte d'o re Burbone
ma 'a terra è 'a nosta e nun s'adda tucca'
Tutte e paise d'a Vasilicata
se so' scetati e vonno luttà
pure 'a Calabria mo s'è arrevotata
e stu nemico 'o facimmo tremmà
Chi ha visto o lupo e s'è miso paura
nun sape buono qual è a verità
o vero lupo ca magna 'e creature
è 'o piemontese c'avimma caccià
Femmene belle ca date lu core,
si lu brigante vulite salvà
nun 'o cercate, scurdateve 'o nome
chi ce fa guerra nun tene pietà
Ommo se nasce, brigante se more,
ma fino all'ultimo avimma sparà
e si murimmo, menate nu fiore
e na bestemmia pe' sta libertà

FRIEDRICH ADLER
Era nato nel 1879 ed era figlio di Viktor Adler, il dirigente più importante del socialismo austriaco.  Amico e collega di Albert Einstein, Friedrich era un fisico assai noto e stimato. Poi all’improvviso ci fu l’attentato a Sarajevo e l’Austria dichiarò guerra alla Serbia:
Il padre votò a favore della guerra nel parlamento austriaco.
Il mondo di Friedrich Adler si sgretolò mentre in trincea cominciava la carneficina.
Il 21 ottobre 1916 Friedrich Adler uccide il Primo ministro dell'Impero Austro-Ungarico, il conte Sturghk, un uomo che voleva riportare l’Austria all'assolutismo.
Viene condannato a morte ma, dato il clima politico, il governo non si azzarda a fucilarlo temendo una risposta pubblica incontrollabile e la condanna a morte fu tramutata
in carcere a vita. Con la dissoluzione dell’Impero, Adler viene rilasciato e nominato vicepresidente del Partito
Socialdemocratico.
Durante la seconda guerra mondiale vivrà in esilio negli Stati Uniti e morirà all’età di ottantuno anni in Svizzera.

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Fuoco e mitragliatrici

Canto della Grande Guerra composto sull’aria della canzonetta napoletana “Sona chitarra” di Libero Bovio con musica di Ernesto De Curtis, del 1913

Non ne parliamo di questa guerra
che sarà lunga un'eternità;
per conquistare un palmo di terra
quanti fratelli son morti di già!
Fuoco e mitragliatrici,
si sente il cannone che spara;
per conquistar la trincea:
Savoia ! - si va.
Trincea di raggi, maledizioni,
quanti fratelli son morti lassù!
Finirà dunque 'sta flagellazione?
di questa guerra non se ne parli più.
O monte San Michele,
bagnato di sangue italiano!
Tentato più volte, ma invano
Gorizia pigliar.
Da monte Nero a monte Cappuccio
fino all'altura di Doberdò,
un reggimento più volte distrutto:
alfine indietro nessuno tornò.
Fuoco e mitragliatrici,
si sente il cannone che spara;
per conquistar la trincea:
Savoia ! - si va.

I SETTE FRATELLI CERVI
I sette fratelli Cervi, Gelindo, (1901); Antenore (1906); Aldo (1909); Ferdinando (1911); Agostino (1916); Ovidio (1918); Ettore (1921), erano i figli di Alcide Cervi e di Genoeffa Cocconi ed appartenevano ad una famiglia di contadini con radicati
sentimenti antifascisti. Dotati di forti convincimenti democratici, presero attivamente parte alla Resistenza e, presi prigionieri, furono torturati e poi fucilati dai fascisti il 28 dicembre 1943 nel poligono di tiro di Reggio Emilia.

"Dopo un raccolto ne viene un'altro"
(Alcide Cervi)

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La pianura dei sette fratelli
Gang - 1995

E terra, e acqua, e vento
Non c'era tempo per la paura,
Nati sotto la stella,
Quella più bella della pianura.
Avevano una falce
E mani grandi da contadini,
E prima di dormire
Un padrenostro, come da bambini.
Sette figlioli, sette,
di pane e miele, a chi li do?
Sette come le note,
Una canzone gli canterò.
E pioggia, e neve e gelo
e fola e fuoco insieme al vino,
e vanno via i pensieri
insieme al fumo su per il camino.
Avevano un granaio
e il passo a tempo di chi sa ballare,
di chi per la vita
prende il suo amore, e lo sa portare.
Sette fratelli, sette,
di pane e miele, a chi li do?
Non li darò alla guerra,
all'uomo nero non li darò.
Nuvola, lampo e tuono,
non c'e perdono per quella notte
che gli squadristi vennero
e via li portarono coi calci e le botte.
Avevano un saluto
e, degli abbracci, quello più forte,
avevano lo sguardo,
quello di chi va incontro alla sorte.
Sette figlioli, sette,
sette fratelli, a chi li do?
Ci disse la pianura:
Questi miei figli mai li scorderò.
Sette uomini, sette,
sette ferite e sette solchi.
Ci disse la pianura:
I figli di Alcide non sono mai morti.
E in quella pianura
Da Valle Re ai Campi Rossi
noi ci passammo un giorno
e in mezzo alla nebbia
ci scoprimmo commossi.

FRANCISCO SABATE'
Era nato in un sobborgo di Barcellona il 30 Marzo 1914; fin da ragazzo aderì alla CNT. Il 18 luglio del 1936 esplose la guerra civile spagnola. Sabatè partecipò alla difesa di Barcellona,
combattè per tutto il periodo della guerra civile. Venne internato in un campo di concentramento. Nell’elenco delle sue imprese i fatti realmente accaduti si confondono con la leggenda. Nel 1955 usò spesso il mortaio sparavolantini dedicandosi principalmente alla propaganda. Il 5 gennaio 1960 Sabatè venne colpito a morte durante uno scontro con la Guardia Civil.
Per anni molti operai delle fabbriche di Barcellona rifiutarono di credere alla sua morte. Il mitra Thompson, la pistola semiautomatica Colt calibro 45 e il suo binocolo sono custoditi nel museo della Guardia Civil a Madrid come trofei di guerra.

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L'Estaca
Lluis Llach - 1968

L'avi Siset em parlava
de bon matí al portal
mentre el sol esperàvem
i els carros vèiem passar.
Siset, que no veus l'estaca
on estem tots lligats?
Si no podem desfer-nos-en
mai no podrem caminar!
Si estirem tots, ella caurà
i molt de temps no pot durar,
segur que tomba, tomba, tomba
ben corcada deu ser ja.
Si jo l'estiro fort per aquí
i tu l'estires fort per allà,
segur que tomba, tomba, tomba,
i ens podrem alliberar.
Però, Siset, fa molt temps ja,
les mans se'm van escorxant,
i quan la força se me'n va
ella és més ampla i més gran.
Ben cert sé que està podrida
però és que, Siset, pesa tant,
que a cops la força m'oblida.
Torna'm a dir el teu cant:
Si estirem tots, ella caurà
i molt de temps no pot durar,
segur que tomba, tomba, tomba
ben corcada deu ser ja.
Si jo l'estiro fort per aquí
i tu l'estires fort per allà,
segur que tomba, tomba, tomba,
i ens podrem alliberar.
L'avi Siset ja no diu res,
mal vent que se l'emportà,
ell qui sap cap a quin indret
i jo a sota el portal.
I mentre passen els nous vailets
estiro el coll per cantar
el darrer cant d'en Siset,
el darrer que em va ensenyar.
Si estirem tots, ella caurà
i molt de temps no pot durar,
segur que tomba, tomba, tomba
ben corcada deu ser ja.
Si jo l'estiro fort per aquí
i tu l'estires fort per allà,
segur que tomba, tomba, tomba,
i ens podrem alliberar.

ROSA PARKS
Rosa Parks nasce nel 1913. Nel 1943 aderisce al movimento per i diritti civili americani. Il 1° dicembre del 1955, a Montgomery, si rifiuta di cedere il posto ad un passeggero bianco appena salito sull'autobus. Rosa Parks viene arrestata e incarcerata . Il giorno
successivo, guidato dal reverendo Martin Luther King, incomincia il boicottaggio dei mezzi pubblici di Montgomery, protesta che dura per 381 giorni.
Sebbene non sia una dei leader del movimento per i diritti civili che si sta sviluppando nell'ultima parte degli anni 50, la figura di Rosa diviene un simbolo importantissimo per gli attivisti antisegregazionisti. È morta a Detroit il 24 ottobre del 2005, all'età di 92 anni.

Per la cronaca la "versione italiana" di questa intensa canzone di protesta e di lotta per i diritti sociali è "Datemi un martello", intrepretata negli anni '60 da Rita Pavone in una versione che la riduce ad insulsa canzonetta.

"I Have a Dream"

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If I Had a Hammer
Pete Seeger - 1949

If I had a hammer
I'd hammer in the morning
I'd hammer in the evening ...
all over this land,
I'd hammer out danger
I'd hammer out a warning
I'd hammer out love between
all of my brothers and my sisters
All over this land.
If I had a bell
I'd ring it in the morning
I'd ring it in the evening ...
all over this land,
I'd ring out danger
I'd ring out a warning
I'd ring out love between
all of my brothers and my sisters
All over this land.
If I had a song
I'd sing it in the morning
I'd sing it in the evening ...
all over this world,
I'd sing out danger
I'd sing out a warning
I'd sing out love between
all of my brothers and my sisters
All over this land.
If I've got a hammer
And I've got a bell
And I've got a song to sing ...
all over this land,
It's the hammer of justice
It's the bell of freedom
It's the song about love
between all of my brothers and my sisters
Allover this land.